Monti risolve (a metà) l’eurogiallo sui debiti statali

“Non considero superate le turbolenze finanziarie – ha detto ieri il presidente del Consiglio, Mario Monti – C’è molto lavoro da fare, soprattutto in Europa”. Monti ha esplicitato che l’exit strategy italiana dalla crisi, una volta fatti “i compiti a casa”, passerà sempre più per una strategia a livello comunitario. Al punto che il premier ha confermato indirettamente le indiscrezioni pubblicate ieri sul Foglio. Anche se finora non se ne era discusso pubblicamente, Monti ha fatto sapere di essere al lavoro su “emendamenti” al Patto fiscale con cui l’Europa tenta di imbrigliare la crisi dei debiti sovrani. Leggi  Le mosse (in sordina) di Monti per pesare in Europa - Leggi Le direttive del Preside con pochi annunci, tanta ironia e molto rigore
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“Non considero superate le turbolenze finanziarie – ha detto ieri il presidente del Consiglio, Mario Monti – C’è molto lavoro da fare, soprattutto in Europa”. Monti ha esplicitato che l’exit strategy italiana dalla crisi, una volta fatti “i compiti a casa”, passerà sempre più per una strategia a livello comunitario. Al punto che il premier ha confermato indirettamente le indiscrezioni pubblicate ieri sul Foglio. Anche se finora non se ne era discusso pubblicamente, Monti ha fatto sapere di essere al lavoro su “emendamenti” al Patto fiscale con cui l’Europa tenta di imbrigliare la crisi dei debiti sovrani: “L’Italia sta operando in sede di emendamenti sulla disciplina di bilancio perché ci sia maggiore serietà ma anche rafforzamento dell’unione economica”. Il Patto da emendare è quello annunciato il 9 dicembre scorso dai capi di stato e di governo a Bruxelles, che fissa limiti più rigorosi a deficit e debito di 26 stati membri dell’Ue (Regno Unito escluso), e introduce controlli e sanzioni sovranazionali di più facile applicazione. Un patto “politico” che per l’Italia prevede tra l’altro l’impegno a una riduzione drastica del suo debito pubblico (con tagli annui di un ventesimo del debito in eccesso rispetto al 60 per cento del pil) e che entro marzo, una volta firmato dai leader del Vecchio continente, si trasformerà in un vero e proprio accordo intergovernativo. Il “giallo” sull’azione del governo in realtà non è del tutto risolto, visto che nel frattempo una “norma capestro” sul debito entrerà comunque in vigore già nel 2012, indipendentemente da nuove decisioni degli stati membri. Ma andiamo per ordine.

Quali sono gli aspetti del patto a trazione tedesca – o “voluto dalla Germania”, per usare le parole di Monti – che l’Italia conta di modificare prima della firma che aprirà poi la strada alle ratifiche nazionali? Nessuna “attenuazione della disciplina di bilancio”, ha assicurato il premier, che poi ha lanciato una frecciatina agli “economisti” che in queste settimane hanno criticato una manovra potenzialmente recessiva: “Si vede criticamente l’impegno del pareggio di bilancio nel 2013 e il vincolo del taglio del 5 per cento annuo dell’eccesso di debito rispetto al 60 per cento del rapporto debito/pil prescritto dall’Europa. Signori economisti, non è questo governo che ha sottoscritto questi impegni”. Eppure, secondo la ricostruzione del Foglio, proprio l’automatismo della tagliola anti debito inserita all’articolo 4 della bozza di accordo, e che per l’Italia comporterebbe manovre annuali correttive di circa 40-50 miliardi di euro, è al centro delle discussioni tra i rappresentanti degli stati. La prossima settimana a Bruxelles ci sarà un altro vertice sul tema e, secondo la ricostruzione del Foglio, l’Italia vorrebbe definire al meglio un “regime transitorio” di applicazione della norma taglia-debito pubblico, affinché si tenga conto dell’andamento del ciclo economico e di grandezze come il risparmio delle famiglie (che posizionano il nostro paese tra quelli più virtuosi). Monti ha insistito su altre due bandiere di cui si farà portatrice Roma, ovvero l’“aumento del Fondo salva stati” e una “maggiore integrazione” del mercato interno, vecchio pallino dell’ex commissario europeo.

Quel che però Monti non ha esplicitato è che un rientro rapido del debito pubblico è già previsto dalle attuali norme comunitarie. Lo scorso 13 dicembre infatti, nel silenzio mediatico, è entrato in vigore il nuovo Patto di stabilità e crescita rafforzato, le cosiddette misure del “Six Pack”. Si tratta di cinque regolamenti e una direttiva proposte dalla Commissione Ue, approvate dai 27 paesi membri e poi dal Parlamento di Bruxelles. Tale norma prevede che d’ora in poi, per i paesi che non riducono al ritmo di 1/20 l’anno la quota di debito pubblico in eccesso rispetto alla soglia del 60 per cento del pil, scatterà la procedura per deficit eccessivo – con annesse multe – “anche se il rapporto deficit/pil sarà sotto il 3 per cento!”.

L’Italia, che a gennaio esce
da tre anni di procedura per deficit eccessivo, avrà in teoria altri tre anni (“transition period”) per cominciare ad abbattere il debito pubblico ai ritmi richiesti. In realtà, però, già nel periodo transitorio il paese dovrà convergere verso quel ritmo di risanamento, salvo incorrere da subito in altre sanzioni. A regole invariate, dunque, e comunque vada la battaglia degli emendamenti al Patto fiscale, già dal nuovo anno potrebbe non bastare il pareggio di bilancio per mettere l’Italia al riparo da dosi di austerity praticamente mai viste.